Steyr 1500 A/01

Cenni storici
Il 1942 iniziò sul fronte nordafricano con i contendenti nelle stesse posizioni di nove mesi prima, lungo il confine occidentale della Cirenaica. Entro la fine di gennaio le forze italo-tedesche guidate da Rommel colpirono in profondità avanzando per 400 km fino a Gazala dove il fronte si fermò nuovamente. Negli ultimi giorni di maggio un nuovo robusto assalto costrinse gli inglesi a effettuare una nuova ritirata che sarebbe terminata a El Alamein, là dove l’8° Armata decise di fermarsi e girarsi ad affrontare il nemico ormai esausto e lontano dai porti dove giungevano i convogli con gli scarsi rifornimenti.

Quando sul finire del mese di maggio del 1942 Rommel anticipò le mosse dei generali britannici e attaccò la linea di Gazala si trovava in una situazione di inferiorità, per quanto riguardava il numero di carri armati efficienti, valutabile nella misura di 1 a 3 nello scontro iniziale, e di meno di 1 a 4 nel caso di una battaglia di logoramento.
Il comandante tedesco poteva contare su 50 carri di riserva (di cui 20 appena sbarcati a Tripoli) contro i 420 dell’armata britannica.
La linea fortificata di Gazala era difesa a nord dal XIII corpo inglese e a sud dal XXX corpo, comprendente la quasi totalità delle forze corazzate. La 1° divisione corazzata difendeva la zona del Trigh Capuzzo, mentre la 7° era dispersa su un vasto fronte, 15 km più a sud.
La notte del 26 maggio Rommel guidò l’insieme dei suoi corpi motorizzati (3 divisioni tedesche e 2 corpi celeri italiani) in una manovra aggirante lungo il fianco meridionale dello schieramento inglese. Le forze corazzate britanniche tardarono a muoversi e il contingente tedesco investì la 7° divisione corazzata catturandone il comando.
Lo slancio venne momentaneamente arrestato dall’entrata in scena per la prima volta dei carri Grant (mezzi di produzione statunitense, derivati dal Lee e modificati secondo precise specifiche per l’esercito britannico).
Questi mezzi corazzati con i loro pezzi da 75 mm svilupparono un efficace fuoco, in grado di rallentare l’offensiva dell’Asse, fino quasi a fermarla.
Il posizionamento in prima linea di numerosi pezzi anticarro e di un certo numero di 88 permise la ripresa, anche se lenta, dell’avanzata.
Dopo tre giorni dall’inizio dell’offensiva le forze italo-tedesche erano bloccate in una posizione che divenne poi famosa con il nome de “Il Calderone”; alle spalle guarnigioni inglesi e campi minati, davanti l’8° armata e nel cielo la RAF. La situazione appariva disperata, ma nel giro di qualche giorno cambiò drasticamente. Il 13 giugno l’8° armata cominciò a ritirarsi, il 21 cadde Tobruk (un simbolo per l’esercito inglese) e il 22 venne abbandonata Sollum.
Il motivo di questo radicale cambiamento di scenario viene spiegato dallo stesso Rommel nei suoi diari: “…Ritchie aveva gettato in battaglia le sue forze corazzate in modo frammentario, fornendoci così la possibilità di affrontarle in ogni singola occasione con un numero adeguato di nostri carri armati…”.

La Scenetta
La scenetta rappresenta uno dei primi incontri tra le forze tedesche e i nuovi corazzati M3 Grant.
Una pattuglia in perlustrazione della 21° divisione corazzata, dotata di kubelwagen e side car BMW, trova un Grant della 7° divisione corazzata abbandonato dal proprio equipaggio per avaria.
Era abitudine degli equipaggi alleati, e dei britannici in particolare, battezzare con nomignoli i propri mezzi. Questo Grant era stato chiamato NESSIE, da cui il titolo della scenetta “La cattura del Mostro”.

I modelli
I mezzi tedeschi sono stati montati da scatola, mentre il solo Grant ha subito leggerissime modifiche. Con filo di rame sono stati riprodotti i maniglioni sopra i porteli laterali, le protezioni dei fari anteriori e i sistemi di chiusura di tutti i portelli. Il cassone porta attrezzi posteriore estro è stato abbassato rispetto a quello sinistro. Al pezzo da 75 mm è stato scavato il vivo di volata e ricostruita la cuffia con fazzoletti di carta imbevuti con colla vinilica e colorati con acrilici Tamiya.
La sabbia è stata riprodotta melma di fiume seccata e passata a colino. Le rocce sono piccoli sassi ornamentali da aiuola, mentre la sparuta vegetazione del deserto nordafricano è stata riprodotta con setole di un vecchio pennello. Sia per i mezzi, sia per i figurini la colorazione di base è stata effettuata con smalti Humbrol, mentre i lavaggi sono stati effettuati con colori acrilici e colori a olio molto diluiti.
Tutti i modelli, così come le taniche e la cassa abbandonata sono dell’Hasegawa, mentre i soldati dell’Afrika Korps sono della Revell.

 

La mia opinione su Shadowhunters – Stagione 1 Episodio 02

Se dovessi riassumere in una sola parola il pilot di Shadowhunters la prima che mi verrebbe in mente è: frettoloso. Il bisogno di porre sin da subito le basi per comprendere la storia di questo mondo sovrannaturale di angeli e demoni, sono state esposte in modo così veloce da aver minimizzato tutta la sua epicità. A questo si aggiungono effetti speciali che lasciano un po’ a desiderare risultando a volte elementare e l’inesperienza dei giovani attori, in particolar modo di Katherine McNamara che non riesce a prendere le redini del suo personaggio (Clary) risultando a tratti poco credibile; di certo questo non lo si può dire di Alan Van Sprang che anche in questa nuova serie è riuscito a incarnare perfettamente le vesti del villain Valentine.
Insomma, una valutazione del pilot sicuramente poco rassicurante se si pensa alle tante aspettative che erano state riposte dopo il flop della trasposizione cinematografica, soprattutto per quel che riguarda la fedeltà ai libri che ci è stata assicurata (con ovvi cambiamenti per necessità televisive, certo), ma che anche qua presenta modifiche senza senso e quasi ridicole persino comiche, come ad esempio l’Istituto che in teoria dovrebbe essere un antico palazzo abitato solo da pochi membri, ovvero la famiglia Lightwood e il relegato Hodge, nella serie tv ci troviamo in un covo affollato e supertecnologico degno del quartier generale della CIA.
Tuttavia dare una seconda possibilità è doveroso e lecito. Nella seconda puntata abbiamo fortunatamente un leggero riassestamento: la narrazione procede con più linearità e i caratteri dei personaggi cominciano a delinearsi un po’, cosa che non si può dire ancora della recitazione degli attori anche se devo dire che Alberto Rosende sta risultando più apprezzabile nei panni dell’ironico Simon. Ma se nel vostro immaginario avete pensato a Dorothea come a una vecchietta che vive nel suo appartamento a fare i tarocchi, ora invece ci troviamo di fronte a Dot, una giovane ragazza che combatte e corre da una parte all’altra nella disperata ricerca di Clary. Questo effetto alla Benjamin Button sui personaggi è stato fatto anche su Hodge che possiamo vedere in perfetta forma con un invidiabile six-pack e abile combattente.
Se la serie riuscisse finalmente a mirare più in alto mantenendo coerenza narrativa e stilistica forse riuscirebbe a superare tante incongruenze e dimostrare di saper trasportare sul piccolo schermo l’epicità della storia ideata da Cassandra Clare che sulla carta sicuramente merita.