Marmellata di Mele Cotogne

La marmellata è una delle preparazioni che più mi piace realizzare: trovo molto rilassante mescolare e mescolare la polpa di frutta fino a vederla trasformarsi in marmellata!! Oggi Mister Muffin ci propone la sua marmellata di mele cotogne. In cucina dunque!!

Marmellata di mele cotogne

Ingredienti

  • Mele cotogne pulite: 800 gr
  • Zucchero: 800 gr
  • Limone: succo di 1

Difficoltà

Tempo di preparazione

30 minuti

Tempo di cottura

30-40 minuti

Preparazione

Lavate molto bene le mele cotogne ( l’ottimale sarebbe utilizzare dei frutti biologici non trattati ), tagliatele a pezzetti lasciando la buccia, e trasferitile in una pentola grande.

“Vi consiglio di non usare pentole antiaderenti perché lo zucchero potrebbe graffiarle rovinando il rivestimento interno. Usate pentole normalissime: se avrete costanza nel mescolare, la vostra marmellata non si attaccherà, parola di Mr. Muffin!!”

Man mano che le tagliate copritele le mele con il succo del limone per evitare che si scuriscano ( questi frutti si ossidano molto velocemente ).

Copritele appena con dell’acqua e portate a bollore, fate cuocere fino a che le mele non saranno morbide (infilzatele con una forchetta per verificarne la consistenza ).

Togliete le mele cotogne dal fuoco, passatele con un passaverdure ed aggiungete lo zucchero rimettete quindi la pentola sul fuoco a fiamma moderata,  e fate sobbollire mescolando sempre per circa 30-40 minuti, fino a che la marmellata non sarà pronta

Per verificare che la marmellata sia realmente pronta fatene cadere una goccia su di un piattino asciutto ed inclinato: se la marmellata scivolerà velocemente verso il basso allora vorrà dire che dovrete farla cuocere ancora per qualche minuto, se invece la goccia scivolerà molto lentamente, allora sarà pronta.

Traferite la marmellata di mele cotogne ancora bollente in vasetti di vetro asciutti, puliti e sterilizzati, chiudeteli bene e poggiateli capovolti su un tagliere di legno. Lasciateli capovolti fino a che non si saranno completamente raffreddati. Questa operazione serve per creare il sottovuoto.

“Vi consiglio di scegliere vasetti appositi per le conserve: sono vasetti il cui tappo permette di verificare l’avvenuta creazione del sottovuoto all’interno degli stessi: se pigiando sopra il tappo sentirete un “clic” allora vorrà dire che il sottovuoto non si è creato e che la marmellata non può essere conservata e deve essere consumata nel giro di qualche giorno”

Molto bene, la vostra marmellata di mele cotogne è pronta, non mi resta che augurarvi BUON APPETITO!!!!!

 

Maschera viso alla curcuma per una bellezza naturale

Salute e bellezza erano e sono due parole care alla cultura orientale, motivo per il quale le donne indiane erano solite preparare una maschera per il viso alla curcuma che donasse lucentezza alla pelle e, in particolar modo, riducesse la crescita della peluria sul viso, indebolendola e schiarendola.

La curcuma è una spezia che, fin dalla sua scoperta (3000 anni fa), ha avuto diversi utilizzi:

  • È stata per molto tempo un colorante naturale per stoffe, tessuti e filamenti;
  • Veniva utilizzata per augurare buona fortuna, in occasione di nascite e nozze;
  • Era un alimento curativo e preventivo di malattie legate in particolar modo all’ invecchiamento delle cellule;

Le applicazioni della curcuma sono tantissime, soprattutto per quanto riguarda salute e bellezza. Oltre ad essere un ingrediente fondamentale di piatti tipici della cucina indiana, la curcuma può essere assunta in tisane, zuppe e preparazioni quotidiane di ogni genere perché ne basterà un pizzico al giorno per beneficare delle sue proprietà antinfiammatorie, antiossidanti, antitumorali, digestive,

La salute del corpo passa anche dalla salute della pelle, il punto di contatto tra l’organismo e il mondo circostante, senza trascurare il senso di benessere che si prova quando ci si sente belle e a proprio agio. La peluria del viso può essere la causa di un senso di disagio per molte donne, ed è in questi casi che la spezie miracolosa porterà giovamento, con una soluzione semplice, economica, immediata e fai da te.

Basterà preparare una maschera del viso alla curcuma seguendo 3 semplici passaggi:

  • Unire 1 cucchiaino di curcuma con 2 cucchiaini di farina di ceci, qualche goccia di limone e 2 cucchiai di yogurt bianco.
  • Mescolare tutto insieme e lasciare in posa in frigorifero per circa 15 minuti.
  • Applicare sul viso per 2 volte alla settimana, lasciare agire per 15 minuti, risciacquare conc acqua corrente e ripetere l’operazione per almeno un mese.

In questo modo i peli verranno pian piano indeboliti e schiariti, la pelle risulterà più luminosa e levigata, grazie all’azione combinata di curcuma e limone. L’impacco non irriterà la cute per le proprietà antinfiammatorie della preziosa spezia e in un poco tempo i peli sul viso diminuiranno e saranno molto più chiari e sottili. La crema può essere applicata sul tutta la superficie del volto, in particolare in corrispondenza di mento, labbra e vicino le mascelle.

Provate questa maschera viso alla curcuma per una bellezza semplice e naturale.

 

Come diventare insegnante: titolo e abilitazione

Un’innata passione e una grande propensione a trasmettere le nozioni e gli insegnamenti che formeranno i ragazzi e le ragazze del futuro: sono queste le caratteristiche richieste a qualunque buon 0807insegnante. E chi avesse deciso di esercitare questa professione troverà utile sapere come diventare insegnante.

Titolo di accesso

Per diventare insegnante bisogna innanzitutto conseguire uno specifico titolo di accesso in base alla/e materia/e che poi si andranno a insegnare.

Per insegnare nella scuola dell’infanzia e primaria:
– laurea in Scienze della formazione primaria
– diploma magistrale o diploma di liceo socio-psico-pedagogico conseguito entro l’anno scolastico 2001-2002.

Per insegnare nella scuola secondaria di I e di II grado:
– laurea quadriennale o quinquennale Vecchio ordinamento (con riferimento al Decreto Ministeriale n. 39 del 30 gennaio 1998);
– laurea specialistica o magistrale Nuovo ordinamento (con riferimento al Decreto Ministeriale n. 22 del 9 febbraio 2005);
– Diploma accademico di II livello, diploma di conservatorio o di accademia di belle arti Vecchio ordinamento (con riferimento al Decreto Ministeriale n. 39 del 30 gennaio 1998);
– diploma Isef per l’insegnamento dell’educazione fisica (con riferimento al Decreto Ministeriale n. 39 del 30 gennaio 1998);
– diploma di scuola superiore per gli insegnamenti tecnico-pratici (con riferimento al Decreto Ministeriale n. 39 del 30 gennaio 1998).

Se in possesso del solo titolo di accesso la persona può essere inclusa unicamente nelle graduatorie di III fascia di Circolo e di Istituto per il conferimento di incarichi di supplenza a tempo determinato.

Abilitazione

Il Decreto Ministeriale n. 249 del 10 settembre 2010 ha stabilito che per poter diventare insegnante a tempo indeterminato bisogna ottenere l’abilitazione all’insegnamento. Abilitazione che si consegue seguendo degli specifici corsi: i Tfa – Tirocinio formativo attivo (1500 ore, 60 CFU).

Questi corsi di formazione e abilitazione sono attivati presso le università italiane. E prevedono quattro gruppi di attività:
– insegnamenti di scienze dell’educazione;
– tirocinio svolto presso le istituzioni scolastiche pari a 475 ore (19 CFU);
– insegnamenti di didattiche disciplinari;
– laboratori pedagogico-didattici.

Per accedere al Tfa è necessario essere in possesso del titolo di accesso all’insegnamento (come sopra indicato) e superare un test di ammissione. Le iscrizioni al test di accesso si possono effettuare tramite il sito di Cineca.

Per maggiori informazioni su come diventare insegnante (date dei Tfa, modalità di iscrizione al test di ammissione, titoli validi per l’insegnamento) si può consultare il sito del ministro dell’educazione.

 

Steyr 1500 A/01

Cenni storici
Il 1942 iniziò sul fronte nordafricano con i contendenti nelle stesse posizioni di nove mesi prima, lungo il confine occidentale della Cirenaica. Entro la fine di gennaio le forze italo-tedesche guidate da Rommel colpirono in profondità avanzando per 400 km fino a Gazala dove il fronte si fermò nuovamente. Negli ultimi giorni di maggio un nuovo robusto assalto costrinse gli inglesi a effettuare una nuova ritirata che sarebbe terminata a El Alamein, là dove l’8° Armata decise di fermarsi e girarsi ad affrontare il nemico ormai esausto e lontano dai porti dove giungevano i convogli con gli scarsi rifornimenti.

Quando sul finire del mese di maggio del 1942 Rommel anticipò le mosse dei generali britannici e attaccò la linea di Gazala si trovava in una situazione di inferiorità, per quanto riguardava il numero di carri armati efficienti, valutabile nella misura di 1 a 3 nello scontro iniziale, e di meno di 1 a 4 nel caso di una battaglia di logoramento.
Il comandante tedesco poteva contare su 50 carri di riserva (di cui 20 appena sbarcati a Tripoli) contro i 420 dell’armata britannica.
La linea fortificata di Gazala era difesa a nord dal XIII corpo inglese e a sud dal XXX corpo, comprendente la quasi totalità delle forze corazzate. La 1° divisione corazzata difendeva la zona del Trigh Capuzzo, mentre la 7° era dispersa su un vasto fronte, 15 km più a sud.
La notte del 26 maggio Rommel guidò l’insieme dei suoi corpi motorizzati (3 divisioni tedesche e 2 corpi celeri italiani) in una manovra aggirante lungo il fianco meridionale dello schieramento inglese. Le forze corazzate britanniche tardarono a muoversi e il contingente tedesco investì la 7° divisione corazzata catturandone il comando.
Lo slancio venne momentaneamente arrestato dall’entrata in scena per la prima volta dei carri Grant (mezzi di produzione statunitense, derivati dal Lee e modificati secondo precise specifiche per l’esercito britannico).
Questi mezzi corazzati con i loro pezzi da 75 mm svilupparono un efficace fuoco, in grado di rallentare l’offensiva dell’Asse, fino quasi a fermarla.
Il posizionamento in prima linea di numerosi pezzi anticarro e di un certo numero di 88 permise la ripresa, anche se lenta, dell’avanzata.
Dopo tre giorni dall’inizio dell’offensiva le forze italo-tedesche erano bloccate in una posizione che divenne poi famosa con il nome de “Il Calderone”; alle spalle guarnigioni inglesi e campi minati, davanti l’8° armata e nel cielo la RAF. La situazione appariva disperata, ma nel giro di qualche giorno cambiò drasticamente. Il 13 giugno l’8° armata cominciò a ritirarsi, il 21 cadde Tobruk (un simbolo per l’esercito inglese) e il 22 venne abbandonata Sollum.
Il motivo di questo radicale cambiamento di scenario viene spiegato dallo stesso Rommel nei suoi diari: “…Ritchie aveva gettato in battaglia le sue forze corazzate in modo frammentario, fornendoci così la possibilità di affrontarle in ogni singola occasione con un numero adeguato di nostri carri armati…”.

La Scenetta
La scenetta rappresenta uno dei primi incontri tra le forze tedesche e i nuovi corazzati M3 Grant.
Una pattuglia in perlustrazione della 21° divisione corazzata, dotata di kubelwagen e side car BMW, trova un Grant della 7° divisione corazzata abbandonato dal proprio equipaggio per avaria.
Era abitudine degli equipaggi alleati, e dei britannici in particolare, battezzare con nomignoli i propri mezzi. Questo Grant era stato chiamato NESSIE, da cui il titolo della scenetta “La cattura del Mostro”.

I modelli
I mezzi tedeschi sono stati montati da scatola, mentre il solo Grant ha subito leggerissime modifiche. Con filo di rame sono stati riprodotti i maniglioni sopra i porteli laterali, le protezioni dei fari anteriori e i sistemi di chiusura di tutti i portelli. Il cassone porta attrezzi posteriore estro è stato abbassato rispetto a quello sinistro. Al pezzo da 75 mm è stato scavato il vivo di volata e ricostruita la cuffia con fazzoletti di carta imbevuti con colla vinilica e colorati con acrilici Tamiya.
La sabbia è stata riprodotta melma di fiume seccata e passata a colino. Le rocce sono piccoli sassi ornamentali da aiuola, mentre la sparuta vegetazione del deserto nordafricano è stata riprodotta con setole di un vecchio pennello. Sia per i mezzi, sia per i figurini la colorazione di base è stata effettuata con smalti Humbrol, mentre i lavaggi sono stati effettuati con colori acrilici e colori a olio molto diluiti.
Tutti i modelli, così come le taniche e la cassa abbandonata sono dell’Hasegawa, mentre i soldati dell’Afrika Korps sono della Revell.

 

La mia opinione su Shadowhunters – Stagione 1 Episodio 02

Se dovessi riassumere in una sola parola il pilot di Shadowhunters la prima che mi verrebbe in mente è: frettoloso. Il bisogno di porre sin da subito le basi per comprendere la storia di questo mondo sovrannaturale di angeli e demoni, sono state esposte in modo così veloce da aver minimizzato tutta la sua epicità. A questo si aggiungono effetti speciali che lasciano un po’ a desiderare risultando a volte elementare e l’inesperienza dei giovani attori, in particolar modo di Katherine McNamara che non riesce a prendere le redini del suo personaggio (Clary) risultando a tratti poco credibile; di certo questo non lo si può dire di Alan Van Sprang che anche in questa nuova serie è riuscito a incarnare perfettamente le vesti del villain Valentine.
Insomma, una valutazione del pilot sicuramente poco rassicurante se si pensa alle tante aspettative che erano state riposte dopo il flop della trasposizione cinematografica, soprattutto per quel che riguarda la fedeltà ai libri che ci è stata assicurata (con ovvi cambiamenti per necessità televisive, certo), ma che anche qua presenta modifiche senza senso e quasi ridicole persino comiche, come ad esempio l’Istituto che in teoria dovrebbe essere un antico palazzo abitato solo da pochi membri, ovvero la famiglia Lightwood e il relegato Hodge, nella serie tv ci troviamo in un covo affollato e supertecnologico degno del quartier generale della CIA.
Tuttavia dare una seconda possibilità è doveroso e lecito. Nella seconda puntata abbiamo fortunatamente un leggero riassestamento: la narrazione procede con più linearità e i caratteri dei personaggi cominciano a delinearsi un po’, cosa che non si può dire ancora della recitazione degli attori anche se devo dire che Alberto Rosende sta risultando più apprezzabile nei panni dell’ironico Simon. Ma se nel vostro immaginario avete pensato a Dorothea come a una vecchietta che vive nel suo appartamento a fare i tarocchi, ora invece ci troviamo di fronte a Dot, una giovane ragazza che combatte e corre da una parte all’altra nella disperata ricerca di Clary. Questo effetto alla Benjamin Button sui personaggi è stato fatto anche su Hodge che possiamo vedere in perfetta forma con un invidiabile six-pack e abile combattente.
Se la serie riuscisse finalmente a mirare più in alto mantenendo coerenza narrativa e stilistica forse riuscirebbe a superare tante incongruenze e dimostrare di saper trasportare sul piccolo schermo l’epicità della storia ideata da Cassandra Clare che sulla carta sicuramente merita.